venerdì 18 aprile 2014

tra fisico e web: educazione possibile


c'è una connessione tra ciò che facciamo tutti i giorni materialmente, fisicamente e ciò che mostriamo sul web. almeno per chi, come me ci sta tanto. e gli piace.

una delle dimensioni su cui sento molte preoccupazioni di adulti, in particolare i genitori, è di una possibilità di staccarsi dalla realtà fisica per essere inglobati nella rete
e qualche notizia sensazionalista sul fenomeno #hikikomori da man forte a queste, sane, preoccupazioni.
ma fino a che punto sono, appunto, delle "sane" preoccupazioni?

Lo sono, a parer mio, quando permettono agli adulti di interessarsi a ciò che fanno i ragazzi, i loro figli, nipoti, vicini di casa, alunni, allievi,...
che non vuol dire invadere i loro spazi, ma darsi disponibili per una protezione di cui i ragazzi spesso hanno bisogno, per un confronto che, difficilmente a parole, riescono a richiedere.
il web, paradossalmente, facilita questo processo. 
manca il corpo e con lui tanti sottili aspetti della vita "fisica" che spesso fanno far fatica. dietro allo schermo di uno smartphone non si vede che divento rossa. tra un messaggio e l'altro non si percepisce il sudore freddo di paura o di gioia.
gli emoticons li hanno inventati per cercare di dare emozioni ai messaggi, di sopperire in parte alla mancanza di un corpo. ma sappiamo che non lo sostituiscono di certo.
un corpo che, nella società dell'immagine in cui viviamo, viene fermato e filmato in immagini che riempiono la rete in pose plastiche ed innaturali. un'immagine che spesso non centra molto con quello che sono ma che li rappresenta per una parte.
e se ci pensiamo bene, è così anche per noi.

ho cambiato di recente la mia immagine sui miei profili. una foto di una preziosa fotografa, una formazione con un sacco di spunti sia sull'uso delle immagini che delle parole (e su google plus) mi hanno fatto fortemente riflettere su ciò che mettiamo noi, come adulti in rete.
e anche li le sfumature sono mille. forse di più di quelle dei ragazzi.
forse.
o forse, anche noi, dietro allo schermo di un pc o di un telefono, riusciamo a non arrossire.

ma se ciò accadesse, questa sarebbe una perdita secca. arrossire fa bene, è necessario per sentirsi vivi. il web ci può aiutare un po' a sciogliere, a dare una possibilità nuova di andare oltre, anche a farci pensare a come il web sta influenzando le nostre vite, i nostri incontri, la comunicazione con gli altri.
ieri sera ho ringraziato di un complimento che mi era arrivato tramite la foto sopracitata. ecco. credo che dal vivo non sarei riuscita a prendere il tempo che il web mi ha dato. ma sono arrossita, comunque. e mi sono imbarazzata. solo ho avuto un'altra chance.

il corpo dunque, sul web, c'è. c'è nelle foto, nei video, ma c'è anche nelle parole, frutto di un battere dei polpastrelli sui tasti o sul touchscreen. e forse, tenendolo bene in mente, possiamo provare a giocarci le possibilità che ci da, partendo dal comprendere cosa facciamo noi per capire come i ragazzi stanno dietro gli schermi, e come se la giocano tra fisico e web.

e allora forse, possiamo recuperare la potenza della preoccupazione che si trasforma non in angoscia ma in curiosità e possibilità di fare nuovi pensieri. perché nella vita dentro e fuori dal web, i nuovi pensieri e le nuove esperienze valgono tantissimo: ci fanno crescere. qualsiasi età abbiamo.