martedì 31 gennaio 2017

Snodi impolverati

Dovrei scrivere ben altro, ma e lo sapevo bene, a questo punto mi viene da fermarmi.
se scrivessi a mano avrei la penna sospesa, aprirei altri quaderni per ritrovare le tracce di percorsi importanti.
c'è stato un tempo, tre anni fa, in cui ero nel pieno di un percorso di condivisione e di costruzione di rete sul web. Un momento intenso, un movimento vorticoso, in cui abbiamo macinato pensieri e scambi, intrecciato rapporti e sgomitato. Abbiamo fatto una fatica pazzesca con un progetto ambizioso tanto quanto necessario e contemporaneo: abbiamo parlato di educazione e l'abbiamo fatto collaborando via web in dieci persone di base, altre 50 autrici di post nel corso di 8 mesi. 6 blogging day, 2 appuntamenti speciali.
quanti messaggi. quante serate passate a parlare online via chat.
quanti scazzi. quante soddisfazioni.
quanta energia e quanta produzione culturale.

un percorso che a guardarlo da qui, dal tempo in cui scrivo una tesi su educatori e web, è stato intensissimo e interessante.

abbiamo creato un movimento che ancora, ad oggi, nessuno ha più replicato. nessuno almeno nel "nostro" settore.
e. sti cazzi.
era Snodi Pedagogici

grazie, comunque sia andata, a: Christian Sarno, Alessandro Curti, Sylvia Baldessari, Monica Cristina Massola, Manuela Fedeli, Vania Rigoni, Alessia Zucchelli, Elisa Benzi, Monica D'Alessandro Pozzi.

martedì 1 novembre 2016

di metodi, di approcci e di scuola


Continuo ad appuntare post inerenti ai diversi modelli pedagogici delle scuole italiane.
perché?

la mia è un tentativo di tendere un filo rosso tra le esperienze delle tante scuole che si propongono e di cui si parla.

poi, l'altro giorno mi trovo nella scuola primaria di mio figlio alla riunione genitori. un altro mondo (e lo so bene) rispetto all'infanzia. Se già la disposizione dello spazio dice molto, la presentazione degli insegnanti sottolinea il cambio. Mi chiedo ad un certo punto perché ci stiano spiegando qual'è il loro metodo didattico così nello specifico. Mi chiedo perché secondo gli insegnanti sia importante spiegare come insegnano quello che insegnano in classe. 
Nella mia testa i collegamenti sono alle linee ministeriali, ma queste non vengono citate.

allora il dubbio che covavo in me e che stasera è emerso grazie ad una chiacchierata sotto un post con Vania Rigoni de La Bottega della Pedagogista di Firenze, diventa una domanda che trascende "il metodo" che viene scelto da quella o dall'altra insegnante.

La domanda che mi è venuta nel raccogliere tutto il materiale è: perché le scuole con un metodo definito stanno prendendo così piede? perché diventano così ambite? e perché diventa ambito avere un metodo con un nome e cognome?

Di mio mi sono data due (tentativi di) risposte:

1. è forse perché sono chiare sia a chi le deve applicare (insegnanti) sia a chi le vede di riflesso tra le pieghe dei quaderni, dei libri e dei racconti dei bambini (ovvero per i genitori)? c'è un libro che spiega il metodo, da le coordinate entro cui si muove, il pensiero pedagogico che sottende la pratica e spesso, anche una spiegazione della pratica. 
2. che sia anche fomentata da una semplificazione che aiuta gli insegnanti? L'applicazione di un metodo non richiede necessariamente di rivedere l'approccio pedagogico. Chi pensa ed "inventa" un metodo, utilizza chiavi di analisi e di progettazione pedagogica raffinate ma chi lo applica non necessariamente deve arrivare ad analisi di questo livello. Insegnare un metodo però non equivale ad insegnare un approccio, un modo di pensare all'educazione, in questo caso, nel contesto scuola. 

ma insegnare un metodo è molto più "facile" che inserire un cambiamento nel modo in cui ci si pone come insegnanti nei confronti degli alunni e del loro apprendimento. Cambiare approccio pedagogico chiede analisi, cura, sperimentazione perché i primi a cambiare devono essere gli adulti chiamati (professionalmente) a farlo. chiede di mettersi in discussione. chiede di seguire una linea, ma di capire che il confine non è relegato in una traccia, ma è un campo aperto in cui doversi strutturare, destrutturare, ristrutturare quotidianamente.

Queste due sono le risposte che ho trovato e Vania ne ha già individuata un'altra: secondo lei "è un business sociale, un modo per nascondersi dietro una base di assenza di formazione vera pedagogica - filosofica - sociologia e antropologica che dovrebbero fornire le università che formano i docenti."

Le prime due risposte hanno però due problemini secondo me, due derive diciamo noi in ambito pedagogico:
1. ogni insegnante è a se, ogni classe è a se, (esagero) ogni bambino è a se. un metodo può dare un'indicazione di un percorso, ma forzare che tutto - dall'insegnante a tutti i bambini della classe - debbano seguire la retta via e allo stesso passo, riduce qualsiasi tentativo di innovazione della scuola italiana in un atto coercitivo. e, allo stesso tempo, richiede una fatica, uno sforzo da parte del docente che mi chiedo se ne valga la pena.

2. insegnare un metodo è molto più "facile" che inserire un cambiamento nel modo in cui ci si pone come insegnanti nei confronti degli alunni e del loro apprendimento. Cambiare approccio pedagogico chiede analisi, cura, sperimentazione perché i primi a cambiare devono essere gli adulti chiamati (professionalmente) a farlo ovvero gli insegnanti. Chiede di studiare in modo approfondito qualcosa di nuovo, di mettersi in discussione. chiede di seguire una linea, ma di capire che il confine non è relegato in una traccia, ma è un campo aperto in cui doversi strutturare, destrutturare, ristrutturare quotidianamente. anche qui non una strada facile.

La risposta di Vania mi porta invece su un piano di immagine della scuola dove accaparrarsi qualche studente in più ha un suo valore perché incide sul piano economico. il problema è che se poi lo sbandiero ma non ho il personale convinto e formato sul metodo, la facciata regge poco.

altre piste da percorrere?



martedì 5 aprile 2016

Onde

da molto tempo non scrivo.
si, questo è un blog che va un po' a onde, a volte frequenti e quasi burrascose, a volte calme, piatte.
In questi mesi ho lavorato e studiato molto, ho scritto tanto online sui social, sia nei miei profili che in quelli dell'Associazione Metas e ho progettato percorsi formativi.
Nel frattempo prendono forma delle idee che rimarranno silenti ancora un po': ho un impegno personale improrogabile e, come dice mia mamma, imperdibile con la vita. la mia. la nostra.

Ultimo atto di produzione scritta su questo blog, progettuale, è la sezione SCUOLA che trovate in alto, qui sopra il titolo di questo post. In questa pagina riassumo 3 progetti:

Welcome, progetto terminato e del quale ho realizzato nei giorni scorsi un sito per tener traccia dell'esperienza fatta in una scuola ad altissima frequentazione di bambini con cittadinanza estera sul tema dell'accoglienza;

il servizio di Pre e Post scuola realizzato con una collega di cui si possono vedere le immagini in un album di Pinterest ma che mi piacerebbe trasformare in una pubblicazione vista la mancanza di strumenti su servizi come questi(se avete suggerimenti su editori interessanti, contattatemi per favore!);

un progetto grande, impegnativo, di studio che ha come nome provvisorio Scuolae, in cui mappare i diversi approcci pedagogici esistenti nelle scuole italiane tra scuole pubbliche e scuole private passando per le esperienze di scuole libertarie e di homeschooling. Se hai voglia di segnalarmi un'esperienza, puoi contattarmi segnalandolo alla pagina fb di E di educazione.

nella pagina Scuola trovi maggiori informazioni su ciascun progetto e tutti i link per arrivarci!

ed ora, solo Onde.



mercoledì 25 novembre 2015

Pillole di Educazione

 Dal 16 novembre al 24 dicembre 2014 ho cercato di pubblicare ogni giorno un piccolo racconto di ciò che accade, le riflessioni e i pensieri che quotidianamente guidano il mio lavoro educativo. Una bella sfida perché spesso, tornando a casa dopo tante giornate piene zeppe di lavori in posti diversi, con tante persone differenti, non si ha il tempo materiale di mettersi a scrivere, o la lucidità necessaria per produrre qualcosa di leggibile dagli altri.
Sono nate così 16 pillole che ho condiviso sui miei profili Facebook e Google+ e che ora, a un anno di distanza, raccolgo sottoforma di librino. Io me ne stampo una copia, e la tengo li, tra i miei lavori.
Se ne volete stampare una copia anche voi, contattatemi che vi invio volentieri un comodo pdf. Se volete farlo vedere ai colleghi, amici e a chi pensate possa essere interessato, ve ne sarò grata! condivido questi pensieri e riflessioni in Rete nell’ottica di far circolare pensiero, riflessione e magari stimolare altre iniziative che promuovano la diffusione di cultura attorno all’educazione professionale su Internet.
E se vorrete commentare, dirmi cosa ne pensate, sapete dove trovarmi.

Buona lettura!

Ah! Ho pubblicato integralmente quello che ho scritto di getto. E’ possibile che incontriate errori ortografici e, soprattutto, imprecisioni nelle maiuscole all’inizio di ogni frase: lasciatemi questa licenza poetica! Merci!


>>guarda qui!<<

giovedì 24 settembre 2015

Assalti al Cielo e Ritirate Strategiche. Sguardi sul lavoro educativo

Riflessioni
sguardi
intrecci
pensieri
dove va il lavoro educativo oggi?
quali direzioni intraprende visto il contesto nel quale viviamo?
come si coniugano nella pratica i tagli ai servizi alla persona e i bisogni delle persone in questo periodo storico, qui, in Italia?

queste domande hanno guidato un gruppo di educatori, coordinatori e responsabili di organizzazioni che si occupano di educazione in un percorso di due anni. Coordinati dal prof. Tramma dell'Università degli Studi di Milano - Bicocca, facoltà di Scienze dell'educazione, si è pensato di poter allargare queste riflessioni ad altri colleghi, ad altre organizzazioni per poter avere una fotografia complessa, non banalizzata ne ritoccata ma realistica di quello che è la realtà dei servizi educativi attuali da portare ad un incontro con le istituzioni politiche che necessariamente si interfacciano con i servizi e che decidono del futuro dei servizi.

nasce così l'idea di un convegno di due giorni con interventi preparati e una buona parte di riflessione e di "lavoro" collettivo: quattro workshop su quattro tematiche.
il filo rosso, teso magistralmente dal prof. Tramma, è rinchiuso nel titolo:

ASSALTI AL CIELO e RITIRATE STRATEGICHE. Sguardi sul lavoro educativo
 
il programma è online.
la partecipazione è gratuita ma è consigliata la prenotazione compilando il modulo di iscrizione che si trova sul sito.

e se guardate, in fondo, nel gruppo di progettazione, ci sono anch'io.

sabato 29 agosto 2015

Zone d'ombra e luce

Zone d'ombra e luce è il titolo dell'elaborazione e analisi di due ricerche su ragazzi e nuove tecnologie che ho realizzato per l'Università degli Studi di Bergamo, corso di laurea Scienze Pedagogiche a cui sono iscritta.

Le ricerche che ho analizzato sono:
  • Giovani e nuovi media: dinamiche relazionali e pratiche di consumo digitali di Gabriele Qualizza, Alessandro Ventura e Claudio Sambri, Università degli Studi di Trieste
  • I media digitali nella vita dei sedicenni delle scuole del Trentino: usi e competenze di Marco Gui, Marina Micheli e Chiara Tamanini, Iprase

Potete sfogliare e leggere il documento qui >> Zone d'ombra e luce


ps: Se vi interessasse utilizzarne delle parti vi chiedo la cortesia di essere preventivamente contattata e di aspettare una mia risposta. Grazie

giovedì 2 aprile 2015

BANANA: adolescente anomalo?









Martedì sera mi sono concessa un film: BANANA di Andrea Jublin (Italia, 2015) .

Film italiano sugli adolescenti ma decisamente dedicato al mondo adulto, #Banana è il soprannome di un ragazzino che nel gioco del calcio viene sempre messo a fare il portiere dai compagni, perché la palla la tira sempre fuori, ma che non rinuncia al sogno di ricercare la felicità, che lì sul campo da gioco è riuscire a fare goal.

Banana, maglietta gialla del Brasile, per questo sogno non si ferma davanti alle botte dei compagni quando immancabilmente la palla da lui calciata finisce oltre il muro e ritorna immancabilmente bucata. 

Film costellato da personaggi adolescenti che vestono panni di adulto molto comuni: il violento, quello attaccato ai soldi e col mito della macchina, la ragazza pluri-bocciata ma molto trendy e "gettonata" dai maschietti, dai quali si lascia "consumare" e che non capisce come sia possibile che Banana la voglia aiutare nello studio senza volersela portare a letto.
Film costellato anche da adulti grigi, rassegnati, senza sogni, con relazioni vuote, arcigni e cinici.
In questo mondo Banana non rinuncia al suo sogno, ovvero ricercare la felicità, come dichiara nel tema di italiano, nonostante le botte e le fregature che gli tornano indietro.

Banana dunque che adolescente è? Difficile dirlo, nel contesto della pellicola si può inquadrare, ad una prima lettura, come adolescente anomalo, impermeabile al grigio, sicuramente un sognatore..ma più che sognatore..
..Quando all'ennesima nota sul registro presa per aiutare Jessica nell'interrogazione, la professoressa di Italiano gli chiede: "ma perché lo fai? perché rischi così?",
Banana risponde di aver giurato che nel mondo non fanno tutti schifo.

Giuramento che più che speranza è una promessa, una dichiarazione di impegno e di responsabilità che scarta la logica costi-benefici/ "do ut des", in cui tutti gli altri personaggi sono invischiati, diventando inesorabilmente grigi e tristi.
Provando ad uscire da questa logica, puramente economica e quantitativa, per approdare ad una logica qualitativa, valoriale, etica, allora Banana non può che rivelarsi quale è: un eroe che lotta per i propri sogni, che non si piega ad una realtà grigia e che riesce, una goccia nel mare, a strappare un sorriso e un cambiamento nella cinica professoressa, che ritrova interesse all'ascolto e all'incontro con l'altro.

Secondo questa logica allora Banana non appare più anomalo, ma l'unico vero adolescente del film: l'unico a credere in modo autentico nell'amicizia, nell'amore, nelle promesse, nei sogni, nella relazione con le "persone speciali", mentre tutti gli altri sono adolescenti adultizzati troppo presto e, di più, imbruttiti troppo presto. Come forse spesso accade.

Allora posso dire, con la consapevolezza che oggi alcuni adolescenti sono grigi, che riesco a vedere una adolescenza ancora capace di sognare e di portare colore, anche se il colore in mezzo al grigio può risultare anomalo. 
Anomalo sì, ma rispetto a logiche a cui non voglio a cui non intendo necessariamente aderire e spero e sogno..anzi prometto..di riuscire sempre a valorizzare negli adolescenti che incontro quel po ' di Banana che riconosco in loro.

Un altro mondo è possibile come dichiara il cartellone pubblicitario che fa da sfondo alle confidenze tra Banana e Jessica.