giovedì 21 agosto 2014

IDENTITA' FUNAMBOLICHE: #SELFIE E RICERCA DI IDENTITA'



Picasso, Marie Therese nell'arcobaleno, 1939 



Mi capita spesso, quando apro l'applicazione WhatsApp dallo smartphone, di dare un'occhiata, così scorrendo, all'elenco dei profili dei contatti e, proprio mentre sono lì, vedere cambiare le immagini che rappresentano i contatti..scompare la vecchia per lasciare il posto ad una nuova e molto spesso più recente immagine che, sebbene in piccolo, raffigura lo stato di una persona o meglio, ciò che sinteticamente e visivamente, la persona vuole raccontare di sé in quel momento. 

Non nascondo di rimanere affascinata da questa dissolvenza: mentre osservo uno dei social più utilizzati di questi tempi, WhatsApp, nelle cui chat -sempre più multimediali- i ragazzi ultimamente si rifugiano, l'altro ha deciso di cambiare ciò che lo rappresenta.

Il concetto e il processo di cambiamento ha sempre catturato la mia curiosità ed interesse..cambiare, trasformare, non smettere di ricercare, hanno una potenza generativa che mi entusiasma sempre. 
Cambiamento che qui si coniuga con ciò che comunichiamo di noi agli altri, ovvero come vorremmo che gli altri ci vedano, la nostra immagine, la nostra identità o parte di essa.

Cambiamento come ricerca di identità..
Nella società liquida e complessa, all'individuo viene chiesto di agire e di esporsi costantemente in prima persona per costruire la propria singola esistenza. Senza più restrizioni ma anche senza le tradizionali griglie interpretative e di orientamento della società, fenomeno definito processo di individualizzazione (U. Beck),  il lavoro personale sull'identità sembra non essere più un presupposto su cui costruire obiettivi e raggiungere compiti di sviluppo e crescita, ma diventa meta esso stesso.
Viviamo un contesto caratterizzato da una continua riformulazione del presente, una realtà che necessita di continue ri-significazioni del presente, una continua ridefinizione dell'identità e dei propri percorsi (Z. Bauman).

Più degli adulti sono gli adolescenti e i giovani, ancora nel pieno della costruzione identitaria, i soggetti in cui questo cambiamento si manifesta chiaramente.

Questo aspetto lo ritrovo nel mio essere spettatore.. selfie singoli, in gruppo, immagini divertenti e giocose, oppure pose serie quasi da set, sorrisi impostati, messaggi d'amore o vignette, anche se più spesso sono loro: i ragazzi si espongono direttamente.
Allora seguo le tracce di chi si mostra in mille pose da modella, di chi si ritrae con i bambini seguiti al cre e poi con le amiche in vacanza; di chi comunica con la fidanzata frasi d'amore o facendole dono di immagini di sé sempre brillanti; di chi riesce a staccarsi dall'immagine patinata dell' idolo amato per pubblicare immagini di se stessa prima e, qualche giorno dopo, la propria -finalmente reale- storia d'amore..

..Cosa sono questi, se non tentativi di raccontarsi qui ed ora, di comunicare il loro presente, di rivedersi nello scatto di quell'istante e negli occhi dei destinatari di queste immagini?

I #selfie che oggi riempiono le bacheche, i profili e le memorie dei dispositivi mobili, si possono configurare come fenomeno legato alla necessità di costruire e trasformare costantemente l'identità: sono modelli utili -e in certe forme anche rischiosi- per la ricerca identitaria a cui siamo costretti, in una società che chiede di essere sempre attore e spettatore, simultaneamente. Utili a rivedermi, a ricevere feedback dall'altro, a comunicare uno stato presente.

E ancora, più degli adulti i ragazzi sanno di vivere UN presente, senza l'illusione che questo possa rimanere invariato nel tempo; al contrario, hanno la sapienza agita, molto adattiva a mio avviso, che di racconti di sé dovranno costruirne di diversi, in un'epoca caratterizzata da trasformazioni e soventi cambi di rotta.

.. Così seguo, anche attraverso questa modalità, le loro storie..o meglio, quello che a loro va di raccontare di sé. Convinta che oggi sia una via efficace per incontrarli.

Perché tutto questo? Per essere testimone.. per poter -nell'incontro- e come la mia professione vuole, restituire loro quello che la loro immagine mi ha comunicato e trasmesso.