sabato 22 marzo 2014

legalità/illegalità #3


un anno fa circa su un numero di Internazionale comparve una foto di una ragazza cipriota che teneva tra le mani un cartello che, tradotto in italiano suona più o meno così

SE NON CI LASCIATE SOGNARE
 NON VI FACCIAMO DORMIRE

un collega cattura la frase che diventa uno slogan utilizzato su tre comuni per un lavoro sulla legalità. l'estate, tempo perfetto per l'incontro nelle occasioni più disparate, e l'autunno, nelle scuole, hanno permesso di distribuire circa 1000 cartoline con questa scritta sopra.
dietro lo spazio per un commento, una frase, una citazione, un disegno.
un lavoro sul territorio che ha aperto porte e spunti di riflessione, incontrato sguardi, sentimenti e anche un solo cenno di "che cosa strana mi stai chiedendo?".
un incontro che a partire da molto lontano ci ha portati a parlare di legalità in tutte le sue sfumature: 

quanto è lontana questa tematica? quanto ci riguarda quotidianamente? di cosa parliamo, quando parliamo di illegalità? e quando parliamo di legalità? 

sono gli adulti quelli che non lasciano sognare i ragazzi? o sono i figli che non fanno passare notti serene ai genitori? e cosa accade allora, quando ciò accade alla controparte?

siamo partiti anche noi con la visione che la frase fosse di un/una ragazzo/a rivolto ad un adulto.
ma subito, tempo due sere, ed una mamma prende una cartolina e dice che ne prende una copia da mettere sulla porta della sua camera da letto, in modo che il figlio capisca.

AVEVO UN SOGNO NEL CASSETTO
 MA MI HANNO RUBATO IL MOBILE

è una delle frasi che raccogliamo che mostra quale livello anche di consapevolezza ci sia nella sensazione di non aver molte chance.
mi viene allora un collegamento con il post di Marco Lodoli su doppiozero
che invita ad andare oltre al consueto: le domande aperte non sono più "perchè?" ma
come? come facciamo? come ci poniamo? come insegniamo? come possiamo? come?

forse potremmo provare a collocarci in un ruolo differente.
noi adulti, certo.
noi educatori. noi pedagogisti. noi insegnanti.
noi professionisti che anche per pensare a questo e per "fare" educazione siamo pagati, la maggior parte delle volte con soldi pubblici (poco eh, sempre molto poco, ma con i soldi di tutti siam pagati. questo è chiaro)

e a partire dal giocarci un ruolo differente possiamo, forse, prospettare un futuro diverso ai ragazzi, dove si possa tornare a non lasciar dormire perchè non li si lascia sognare.
perchè qui, ora, il furto maggiore che stiamo facendo, è di non dare possibilità di sognare.

una cosa è certa:
per farli tornare a sognare, a lottare, a fare i conti con legalità, illegalità e possibilità di movimenti altri, bisogna che siano gli adulti a ripensarsi. guardando in faccia i ragazzi. ad uno ad uno. e tutti insieme.

abbiamo immaginato allora che una possibilità per lavorare sulla legalità sia uno stimolo alla partecipazione attiva. da questo è nato uno spot che ha intrecciato il lavoro con le scuole e il lavoro sul territorio, con questa riflessione abbiamo partecipato all'inaugurazione della nuova sede della Croce Bianca locale che ha sede in una casa confischiata alla mafia, con questo sguardo abbiamo creato situazioni di incontro e scambio.

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*i progetti di cui sopra sono parte del lavoro mio e dei colleghi della cooperativa Milagro nei progetti Itinera (comuni di Melzo e Liscate) e Progetto Giovani  (Pessano con Bornago).