giovedì 27 febbraio 2014

#pedagogiaescuola - Ricevo il lunedì

Ogni mese il gruppo Facebook "Educatori, Consulenti pedagogici e Pedagogisti" propone un tema, una riflessione educativa, alla quale partecipare con un proprio contributo scritto.
Una volta raccolti, quest'ultimi vengono ospitati e divulgati dal circuito blogger di Snodi Pedagogici.

Il tema del mese di febbraio: Pedagogia e Scuola

"Con l'ingresso nel circuito scolastico i bambini smettono di essere “esclusiva proprietà” delle famiglie ed entrano a pieno diritto nella società come soggetti. Subito dopo il contesto educativo per eccellenza (la famiglia) è la scuola il luogo in cui bambini e ragazzi passano la maggior parte del loro tempo.
Come e quanto viene percepito dalla scuola e dai suoi attori il ruolo educativo che viene loro chiesto? Qual è l'anello mancante nel processo insegnamento-apprendimento? Come vivono la scuola coloro che ci lavorano?”

Buona lettura.




#pedagogiaescuola
RICEVO IL LUNEDÌ

di Cristina Maggi

A settembre, come tutti gli anni, la scuola dove insegno francese mi chiese di comunicare il mio orario di ricevimento e io scelsi il lunedì alla quarta ora. Finora, i 60 minuti più solitari dell’intera settimana. Non capisco. So che l’80% dei miei alunni non userà mai più una parola francese dopo le scuole medie, ma non è questo il punto. Il confronto coi genitori mi è necessario proprio perché ho molti alunni e poche ore da passare con ciascuna classe: come posso sfruttare al meglio questo tempo con loro non solo come professoressa ma soprattutto come educatrice, se non so quasi nulla di loro? La famiglia e la scuola sono i principali sistemi educativi nella vita di un ragazzo in età scolare, la comunicazione è indispensabile! Grazie ai colloqui vengo a conoscenza di piccole e grandi difficoltà, potenzialità, aspirazioni, desideri, curiosità, preferenze e soprattutto paure. Per me è importante sapere come relazionarmi in certi casi.
Per esempio, dopo aver avuto un colloquio con la mamma di L., ho scoperto che l’alunna è in questione è ancor più timida di quel che immaginassi, e che l’idea di parlare una lingua straniera davanti all’intera classe la paralizzava. D’accordo con la madre, che da qualche mese la incoraggia (obbliga?) ad alzare la mano quando si sente pronta, per qualche settimana ho interpellato L. solo quando era lei a volerlo. E infatti, in meno di due mesi, L. ha acquisito sicurezza e adesso, quando la chiamo “a sorpresa”, riesce a lasciarsi andare quel tanto che basta per parlare un francese corretto, anche se sussurrato. Per me è un risultato enorme.
Ogni colloquio è stato un successo. L’interazione tra scuola e famiglia rappresenta non solo un utile momento di confronto, ma anche un atto di “legittimazione”:  vedendo che i genitori danno importanza a un docente, a tal punto da volerlo incontrare, lo studente è portato a non sottovalutarne il ruolo e, soprattutto, si sente scoraggiato dal raccontare bugie (o dall’omettere certe verità), che verrebbero comunque scoperte nel corso del colloquio. 



Il fatto che mi sconcerta di più è la leggerezza con cui molti ragazzi si propongono di affrontare la scuola media: non sono disposti a sacrificare il loro tempo libero per dedicarsi a uno studio approfondito e costante. Spesso, interrogandoli, riesco a ricavare solo qualche informazione rimasta impressa dopo la spiegazione in classe. Molti studenti fanno gli esercizi a casa col libro aperto alla pagina della spiegazione senza aver prima studiato; qualcuno cerca di studiare l’intero capitolo il giorno prima della verifica. In questi (numerosi!) casi, l’interazione tra scuola e famiglia è indispensabile: solo così la situazione può essere affrontata con efficacia e trasparenza.
Collaborazione! Siamo alle prese con la generazione dello smartphone, della banda larga, della tecnologia veloce, del tutto e subito. Questo sicuramente apre la mente a un sacco di nuovi stimoli, ma scoraggia davanti all’impegno e ai sacrifici per ottenere qualcosa. Come dimostra questo dialogo tra me e A., una mia alunna, durante una verifica:

A: prof, ma questa verifica è difficilissima, non riesco neanche a capire cosa devo fare!!!


io: hai letto la consegna?

A: no vabé non ancora, ma si vede che è difficile, ci sono un sacco di spazi vuoti, devo scrivere tutto io!!!

Educare è faticoso, difficile, e spesso ci pone nell’odiosa condizione di essere nei panni del cattivo che sgrida, urla, nega.  Joseph Joubert, un famoso filosofo francese, diceva che “Educare è un modo di amare”. La famiglia lo sa, che educando un figlio compie l’atto d’amore più grande che si possa immaginare. E lo sappiamo anche noi docenti che amiamo il nostro lavoro. Per questo apprezziamo ogni collaborazione, ogni informazione, ogni colloquio con voi genitori. Venite a trovarci! Io ricevo il lunedì ;-)

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Cristina Maggi, insegnante di lingue, inizia a lavorare come supplente nel 2006, innamorandosi istantaneamente e follemente del lavoro di professoressa. Nel frattempo continua i propri studi e si laurea in Lingue e Letterature Europee e Panamericane all’Università degli studi di Bergamo, specializzandosi in Lingua e Letteratura francese. In questi anni di insegnamento ha avuto la fortuna di incontrare gli studenti più incredibili del mondo, e grazie a loro si convince ogni giorno che questo è davvero il lavoro che vuole fare “da grande”.


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