non me ne ricordavo neanche più e invece stasera mi salta fuori un bel progetto di cui ho curato l'ideazione, la realizzazione e la comunicazione (seppur semplice).
si chiamava "LIBRI CON LE ALI - sono libri che hanno aperto le loro pagine per poter volare da un luogo all'altro portando con se culture, immagini e racconti che arrivano da ogni parte del mondo"
http://libriconleali.blogspot.it
potere della rete e del dominio free
martedì 21 novembre 2017
mercoledì 9 agosto 2017
BaM Bambini in Martesana
Bambini in Martesana raccoglie gli appuntamenti riservati ai più piccoli e ai loro genitori nella zona della Martesana e dintorni (provincia di Milano) promuovendo e sostenendo la diffusione di genitorialità consapevole.
Partendo dai bambini e dai loro bisogni, BaM vuole creare occasioni di incontro per le famiglie intere e per i genitori che si interessano del mondo per provare ad offrire possibilità ai propri figli sia di passare del tempo insieme ad altri che a fare esperienze importanti per la crescita.
Bambini in Martesana è ad oggi una pagina Facebook che coinvolge 1600 genitori e raccoglie le iniziative della zona promosso da Associazione Metas.
Abbiamo organizzato un incontro per genitori e bambini il 9 luglio 2017 a Inzago (Mi) proponendo uno spazio di sperimentazione con materiale semplice in cui i bambini da 6 mesi a 10 anni hanno costruito, esplorato, curiosato, imparato...; i genitori in quell'occasione hanno potuto giocare con loro oppure rimanere a chiacchierare nel parco in cui è stata realizzata l'iniziativa.
Alla manifestazione hanno partecipato un numero indefinito di bambini e genitori che quella sera partecipavano alla Festa della Magnolia che si svolgeva nel parco omonimo.
BaM sta inoltre partecipando ad iniziative di gruppi di genitori sul territorio.
Bambini in Martesana è un progetto di rete che vuole rendere possibile la trasformazione di una rete digitale in una rete concreta, fisica fatta di incontri e conoscenze con al centro le famiglie.
Partendo dai bambini e dai loro bisogni, BaM vuole creare occasioni di incontro per le famiglie intere e per i genitori che si interessano del mondo per provare ad offrire possibilità ai propri figli sia di passare del tempo insieme ad altri che a fare esperienze importanti per la crescita.
Bambini in Martesana è ad oggi una pagina Facebook che coinvolge 1600 genitori e raccoglie le iniziative della zona promosso da Associazione Metas.
Abbiamo organizzato un incontro per genitori e bambini il 9 luglio 2017 a Inzago (Mi) proponendo uno spazio di sperimentazione con materiale semplice in cui i bambini da 6 mesi a 10 anni hanno costruito, esplorato, curiosato, imparato...; i genitori in quell'occasione hanno potuto giocare con loro oppure rimanere a chiacchierare nel parco in cui è stata realizzata l'iniziativa.
Alla manifestazione hanno partecipato un numero indefinito di bambini e genitori che quella sera partecipavano alla Festa della Magnolia che si svolgeva nel parco omonimo.
BaM sta inoltre partecipando ad iniziative di gruppi di genitori sul territorio.
Necessità del lavoro sociale oggi #2
Il 28 aprile 2017 a Milano ho portato come contributo alla Notte del Lavoro Narrato la necessità di andare oltre la dicotomia di #profit e #noprofit quando si parla di #terzosettore:
occorre trovare nuove strade sostenibili, anche economicamente perché se non è più sostenibile che il Terzo Settore sia esclusivamente noprofit:
è necessario trovare soluzioni che non tolgano la centralità dell'uomo nei contesti lavorativi come accade (o dovrebbe accadere) nella cooperazione sociale e dell'associazionismo ma che siano economicamente solide.
Dove ne ho parlato?
a La Notte del Lavoro Narrato che abbiamo organizzato come Associazione Metas in collaborazione con Trae Italia a Milano: nel pomeriggio abbiamo coinvolto colleghi che hanno portato esperienze di Lavoro Ben Fatto in ambito educativo mentre la sera abbiamo cercato esperienze di medicamento tra profit e no profit che tenessero la dimensione dell'uomo al centro del proprio lavoro.
In questa sede sono state presentate esperienze di lavoro sociale sostenibile dove l'intervento pubblico e privato si incontrano. Nell'ebook che potete scaricare qui trovate tutte queste storie. Buona lettura!
In questa sede sono state presentate esperienze di lavoro sociale sostenibile dove l'intervento pubblico e privato si incontrano. Nell'ebook che potete scaricare qui trovate tutte queste storie. Buona lettura!
Grazie a Zero5 Laboratorio di Utopie Metropolitane per lo spazio e a tutti i relatori intervenuti: Roberto Salvato, Vania Rigoni, Massimiliano Pensa, Paola Lancetti, Vincenzo Russo, Marco Muzzi, Manuela Fedeli e Riccardo Cesco, Davide Locastro, Christian Uccellatore, Alessandro Donadio, Cristina Crippa con la conduzione di Monica Cristina Massola.
e grazie a Vincenzo Moretti che ha ideato l'iniziativa diffusa su tutto il territorio nazionale (con qualche puntata all'estero) giunta alla 4° edizione.
#lavoronarrato
martedì 2 maggio 2017
Necessità del lavoro sociale oggi #1
Milano - 28 aprile 2017
Venerdì pomeriggio ho realizzato un breve intervento sulla necessità per le organizzazioni e i servizi educativi e sociali di mostrare la qualità del lavoro svolto pena la svalutazione del lavoro stesso (e il depennamento dei servizi dai conti delle amministrazioni locali e non) #comunicarEducazione.
Mostrare il valore del lavoro sociale e il sapere che le organizzazioni hanno accumulato e prodotto attorno alla gestione dei servizi, alla cura dei territori e delle persone è necessario per un #lavorobenfatto :
Mostrare il valore del lavoro sociale e il sapere che le organizzazioni hanno accumulato e prodotto attorno alla gestione dei servizi, alla cura dei territori e delle persone è necessario per un #lavorobenfatto :
- per restituire al territorio il patrimonio economico investito dagli enti locali che finanziano buona parte dei servizi;
- per fare cultura di buone prassi e stimolare un pensiero attento nei confronti di chi si rivolge ai servizi;
- per mostrare il valore del lavoro professionale quotidiano che parte da studi teorici e ricerche d'innovazione e si traduce in benessere per le persone;
- per permettere di rendere visibile il sapere prodotto dalle organizzazioni del Terzo Settore attorno alla gestione cooperativa ed associativa con cui si può gestire il lavoro mettendo l'uomo al centro.
Dove ne ho parlato?
a La Notte del Lavoro Narrato che abbiamo organizzato come Associazione Metas in collaborazione con Trae Italia a Milano: nel pomeriggio abbiamo coinvolto colleghi che hanno portato esperienze di Lavoro Ben Fatto in ambito educativo.
Grazie a Zero5 Laboratorio di Utopie Metropolitane per lo spazio e a tutti i relatori intervenuti: Roberto Salvato, Vania Rigoni, Massimiliano Pensa, Paola Lancetti, Vincenzo Russo, Marco Muzzi, Manuela Fedeli e Riccardo Cesco, Davide Locastro, Christian Uccellatore, Alessandro Donadio, Cristina Crippa con la conduzione di Monica Cristina Massola.
e grazie a Vincenzo Moretti che ha ideato l'iniziativa diffusa su tutto il territorio nazionale (con qualche puntata all'estero) giunta alla 4° edizione.
#lavoronarrato
martedì 11 aprile 2017
Bibliografia - Educatori e Web - una tesi sulle possibilità di diffondere cultura pedagogica online
Condivido sperando possa essere utile la bibliografia e sitografia che ho utilizzato per la tesi EDUCATORI E WEB - possibilità di fare rete per la diffusione della cultura pedagogica online discussa il 28 marzo 2017 presso l'Università degli Studi di Bergamo per il conseguimento della Laurea Magistrale in Scienze Pedagogiche
Bibliografia
- AAVV, Educatori adulti, esperti di che cosa?, Animazione Sociale, XLIV n°1, 2016
- Rudy Bandiera, Rischi ed opportunità del web 3.0, Dario Flaccovio, Palermo, 2014
- (A cura di) Federico Batini e Simone Giusti, Le storie siamo noi. Non studio non lavoro non guardo la tv, Quaderno di lavoro V convegno biennale sull’orientamento narrativo, Pensa Multimedia, Lecce, 2015
- Zygmund Bauman, Vita liquida, Laterza, Roma-Bari, 2005
- Pietro Bertolini e Letizia Caronia, Ragazzi difficili. Pedagogia interpretativa e linee di intervento, La nuova Italia, Milano, 1998
- Giovanni Boccia Artieri, Stati di connessione. Pubblici, cittadini consumatori nella (Social) Network Society, FrancoAngeli, Milano, 2012
- Antonio Calvani, Manuale di tecnologia dell’educazione, ETS, Pisa, 2004
- Antonio Calvani, Rete, comunità e conoscenza. Costruire e gestire dinamiche collaborative, Erickson, Trento, 2005
- Laura Corazza, Internet e la società conoscitiva. Cyberdemocrazia e sfide educative, Erickson, Trento, 2008
- Alessandro Curti, Padri imperfetti, C1V, Roma, 2013
- Luca de Biase, Homo pluralis. Essere umani nell'era tecnologica, Codice, Torino, 2015
- Piero Dominici, Dentro la società interconnessa. Prospettive etiche per un nuovo ecosistema della comunicazione, Franco Angeli, Milano, 2014
- Emile Durkheim, La divisione del lavoro sociale, Edizioni di comunità, Milano, 1989
- Massimo Faggioli, Tecnologie per la didattica, Apogeo, Milano, 2010
- Anna Gatti, Adulti Educazione e Web, Educare03, 1, 2015
- Anna Gatti, Scelte, Educare03, 6, 2016
- Chiara Giaccardi, La comunicazione interculturale, cap. Comunicazione Mediata, Il Mulino, Bologna, 2005
- Stefano Laffi, La congiura contro i giovani. Crisi degli adulti e riscatto delle nuove generazioni, Giangiacomo Feltrinelli, Milano, 2014
- Matteo Lancini, Adolescenti Navigati. Come sostenere la crescita dei nativi digitali, Erickson, Trento, 2015
- Marco Lazzari, Marcella Jacono Quanrantino, Identità, fragilità e aspettative nelle reti sociali degli adolescenti, Bergamo University Press, Bergamo, 2015
- Riccardo Massa, Le tecniche e i corpi. Verso una scienza dell’educazione, Unicopli, Milano, 1986
- Fabio Metitieri, Il grande inganno del Web 2.0, Laterza, Bari - Roma, 2009
- (a cura di) Vincenzo Moretti, Il coltello e la rete per un uso civico delle tecnologie digitali, Ediesse, Roma, 2015
- Stefano Moriggi, Gianluca Nicoletti, Perché la tecnologia ci rende umani. La carne nelle sue riscritture sintetiche e digitali, Sironi, Milano, 2009
- Edgar Morin, Il metodo. La natura della natura, Cortina, Milano, 2001
- Telmo Pievani, Homo sapiens. Il cammino dell’umanità, De Agostini, Novara, 2012
- Matteo Piselli, Inbox, Wired, 08, 2010
- Lee Rainie, Barry Wellman, Networked, il nuovo sistema operativo sociale, Guerini Scientifica, Milano, 2012
- Maria Ranieri, Stefania Manca, I social network nell’educazione, Erickson, Trento, 2013
- Francesco Remotti, L’ossessione identitaria, Laterza, Bari-Roma, 2010
- Pier Cesare Rivoltella, Costruttivismo e pragmatica della comunicazione on line. Didattica e socialità in Internet, Erickson, Trento, 2003
- (A cura di) Rosa Ronzio e Maria Teresa Rossi, Il labirinto dei destini incrociati, D.O.C. s.c.s., Torino, 2014
- Igor Salomone, Il setting pedagogico, Carocci, Roma, 1997
- Richard Sennett, Insieme. Rituali, piaceri, politiche della collaborazione, Giangiacomo Feltrinelli, Milano, 2012
- Clay Shirky, Uno per uno, tutti per tutti. Il potere di organizzare senza organizzazione, Codice, Torino, 2008
- Luca Toschi, La comunicazione generativa, Apogeo, Santarcangelo di Romagna (RN), 2011
- Sergio Tramma, Legalità, illegalità. Il confine pedagogico, Laterza, Roma-Bari, 2012
- Paul Watzlawick, J. H. Beavin, D. D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi, delle patologie e dei paradossi, Astrolabio Ubaldini, Roma, 1971
- David Weinberg , La stanza intelligente, Codice, Torino, 2012
Sitografia
- http://www.pedagogiadelcorpo.it/
- http://vincenzomoretti.nova100.ilsole24ore.com/2015/12/27/dizionario-del-lavorobenfatto/
- http://www.storyfactory.it
- http://www.wired.it/internet/
- http://www.meetthemediaguru.org/mtmg-2016-e-limpatto-sociale-della-digital-culture/
- http://nova.ilsole24ore.com
- m@gm@ - http://www.magma.analisiqualitativa.com
- http://www.retisolidali.it/operatori-sociali-gli-equilibristi-del-bene-comune/#.V0rhih8xk5U.facebook
- https://silviasanchini.wordpress.com/…/comunicare-il-socia…/
- www.associazionemetas.wordpress.com/blog
- http://snodipedagogici.wix.com/onweb
- https://educatoreadulto.wordpress.com
- https://assaltialcielo.wordpress.com
- http://careerdaylavoro.weebly.com
- http://www.slideshare.net/wearesocialsg/2017-digital-yearbook
- http://issuu.com/annagatti27/docs/pillole_di_educazione
martedì 31 gennaio 2017
Snodi impolverati
Dovrei scrivere ben altro, ma e lo sapevo bene, a questo punto mi viene da fermarmi.
se scrivessi a mano avrei la penna sospesa, aprirei altri quaderni per ritrovare le tracce di percorsi importanti.
c'è stato un tempo, tre anni fa, in cui ero nel pieno di un percorso di condivisione e di costruzione di rete sul web. Un momento intenso, un movimento vorticoso, in cui abbiamo macinato pensieri e scambi, intrecciato rapporti e sgomitato. Abbiamo fatto una fatica pazzesca con un progetto ambizioso tanto quanto necessario e contemporaneo: abbiamo parlato di educazione e l'abbiamo fatto collaborando via web in dieci persone di base, altre 50 autrici di post nel corso di 8 mesi. 6 blogging day, 2 appuntamenti speciali.
quanti messaggi. quante serate passate a parlare online via chat.
quanti scazzi. quante soddisfazioni.
quanta energia e quanta produzione culturale.
un percorso che a guardarlo da qui, dal tempo in cui scrivo una tesi su educatori e web, è stato intensissimo e interessante.
abbiamo creato un movimento che ancora, ad oggi, nessuno ha più replicato. nessuno almeno nel "nostro" settore.
e. sti cazzi.
era Snodi Pedagogici
grazie, comunque sia andata, a: Christian Sarno, Alessandro Curti, Sylvia Baldessari, Monica Cristina Massola, Manuela Fedeli, Vania Rigoni, Alessia Zucchelli, Elisa Benzi, Monica D'Alessandro Pozzi.
se scrivessi a mano avrei la penna sospesa, aprirei altri quaderni per ritrovare le tracce di percorsi importanti.
c'è stato un tempo, tre anni fa, in cui ero nel pieno di un percorso di condivisione e di costruzione di rete sul web. Un momento intenso, un movimento vorticoso, in cui abbiamo macinato pensieri e scambi, intrecciato rapporti e sgomitato. Abbiamo fatto una fatica pazzesca con un progetto ambizioso tanto quanto necessario e contemporaneo: abbiamo parlato di educazione e l'abbiamo fatto collaborando via web in dieci persone di base, altre 50 autrici di post nel corso di 8 mesi. 6 blogging day, 2 appuntamenti speciali.
quanti messaggi. quante serate passate a parlare online via chat.
quanti scazzi. quante soddisfazioni.
quanta energia e quanta produzione culturale.
un percorso che a guardarlo da qui, dal tempo in cui scrivo una tesi su educatori e web, è stato intensissimo e interessante.
abbiamo creato un movimento che ancora, ad oggi, nessuno ha più replicato. nessuno almeno nel "nostro" settore.
e. sti cazzi.
era Snodi Pedagogici
grazie, comunque sia andata, a: Christian Sarno, Alessandro Curti, Sylvia Baldessari, Monica Cristina Massola, Manuela Fedeli, Vania Rigoni, Alessia Zucchelli, Elisa Benzi, Monica D'Alessandro Pozzi.
martedì 1 novembre 2016
di metodi, di approcci e di scuola
Continuo ad appuntare post inerenti ai diversi modelli pedagogici delle scuole italiane.
perché?
la mia è un tentativo di tendere un filo rosso tra le esperienze delle tante scuole che si propongono e di cui si parla.
poi, l'altro giorno mi trovo nella scuola primaria di mio figlio alla riunione genitori. un altro mondo (e lo so bene) rispetto all'infanzia. Se già la disposizione dello spazio dice molto, la presentazione degli insegnanti sottolinea il cambio. Mi chiedo ad un certo punto perché ci stiano spiegando qual'è il loro metodo didattico così nello specifico. Mi chiedo perché secondo gli insegnanti sia importante spiegare come insegnano quello che insegnano in classe.
Nella mia testa i collegamenti sono alle linee ministeriali, ma queste non vengono citate.
allora il dubbio che covavo in me e che stasera è emerso grazie ad una chiacchierata sotto un post con Vania Rigoni de La Bottega della Pedagogista di Firenze, diventa una domanda che trascende "il metodo" che viene scelto da quella o dall'altra insegnante.
La domanda che mi è venuta nel raccogliere tutto il materiale è: perché le scuole con un metodo definito stanno prendendo così piede? perché diventano così ambite? e perché diventa ambito avere un metodo con un nome e cognome?
Di mio mi sono data due (tentativi di) risposte:
1. è forse perché sono chiare sia a chi le deve applicare (insegnanti) sia a chi le vede di riflesso tra le pieghe dei quaderni, dei libri e dei racconti dei bambini (ovvero per i genitori)? c'è un libro che spiega il metodo, da le coordinate entro cui si muove, il pensiero pedagogico che sottende la pratica e spesso, anche una spiegazione della pratica.
2. che sia anche fomentata da una semplificazione che aiuta gli insegnanti? L'applicazione di un metodo non richiede necessariamente di rivedere l'approccio pedagogico. Chi pensa ed "inventa" un metodo, utilizza chiavi di analisi e di progettazione pedagogica raffinate ma chi lo applica non necessariamente deve arrivare ad analisi di questo livello. Insegnare un metodo però non equivale ad insegnare un approccio, un modo di pensare all'educazione, in questo caso, nel contesto scuola.
ma insegnare un metodo è molto più "facile" che inserire un cambiamento nel modo in cui ci si pone come insegnanti nei confronti degli alunni e del loro apprendimento. Cambiare approccio pedagogico chiede analisi, cura, sperimentazione perché i primi a cambiare devono essere gli adulti chiamati (professionalmente) a farlo. chiede di mettersi in discussione. chiede di seguire una linea, ma di capire che il confine non è relegato in una traccia, ma è un campo aperto in cui doversi strutturare, destrutturare, ristrutturare quotidianamente.
Queste due sono le risposte che ho trovato e Vania ne ha già individuata un'altra: secondo lei "è un business sociale, un modo per nascondersi dietro una base di assenza di formazione vera pedagogica - filosofica - sociologia e antropologica che dovrebbero fornire le università che formano i docenti."
Le prime due risposte hanno però due problemini secondo me, due derive diciamo noi in ambito pedagogico:
1. ogni insegnante è a se, ogni classe è a se, (esagero) ogni bambino è a se. un metodo può dare un'indicazione di un percorso, ma forzare che tutto - dall'insegnante a tutti i bambini della classe - debbano seguire la retta via e allo stesso passo, riduce qualsiasi tentativo di innovazione della scuola italiana in un atto coercitivo. e, allo stesso tempo, richiede una fatica, uno sforzo da parte del docente che mi chiedo se ne valga la pena.
2. insegnare un metodo è molto più "facile" che inserire un cambiamento nel modo in cui ci si pone come insegnanti nei confronti degli alunni e del loro apprendimento. Cambiare approccio pedagogico chiede analisi, cura, sperimentazione perché i primi a cambiare devono essere gli adulti chiamati (professionalmente) a farlo ovvero gli insegnanti. Chiede di studiare in modo approfondito qualcosa di nuovo, di mettersi in discussione. chiede di seguire una linea, ma di capire che il confine non è relegato in una traccia, ma è un campo aperto in cui doversi strutturare, destrutturare, ristrutturare quotidianamente. anche qui non una strada facile.
La risposta di Vania mi porta invece su un piano di immagine della scuola dove accaparrarsi qualche studente in più ha un suo valore perché incide sul piano economico. il problema è che se poi lo sbandiero ma non ho il personale convinto e formato sul metodo, la facciata regge poco.
altre piste da percorrere?
martedì 5 aprile 2016
Onde
da molto tempo non scrivo.
si, questo è un blog che va un po' a onde, a volte frequenti e quasi burrascose, a volte calme, piatte.
In questi mesi ho lavorato e studiato molto, ho scritto tanto online sui social, sia nei miei profili che in quelli dell'Associazione Metas e ho progettato percorsi formativi.
Nel frattempo prendono forma delle idee che rimarranno silenti ancora un po': ho un impegno personale improrogabile e, come dice mia mamma, imperdibile con la vita. la mia. la nostra.
Ultimo atto di produzione scritta su questo blog, progettuale, è la sezione SCUOLA che trovate in alto, qui sopra il titolo di questo post. In questa pagina riassumo 3 progetti:
Welcome, progetto terminato e del quale ho realizzato nei giorni scorsi un sito per tener traccia dell'esperienza fatta in una scuola ad altissima frequentazione di bambini con cittadinanza estera sul tema dell'accoglienza;
il servizio di Pre e Post scuola realizzato con una collega di cui si possono vedere le immagini in un album di Pinterest ma che mi piacerebbe trasformare in una pubblicazione vista la mancanza di strumenti su servizi come questi(se avete suggerimenti su editori interessanti, contattatemi per favore!);
un progetto grande, impegnativo, di studio che ha come nome provvisorio Scuolae, in cui mappare i diversi approcci pedagogici esistenti nelle scuole italiane tra scuole pubbliche e scuole private passando per le esperienze di scuole libertarie e di homeschooling. Se hai voglia di segnalarmi un'esperienza, puoi contattarmi segnalandolo alla pagina fb di E di educazione.
nella pagina Scuola trovi maggiori informazioni su ciascun progetto e tutti i link per arrivarci!
ed ora, solo Onde.
nella pagina Scuola trovi maggiori informazioni su ciascun progetto e tutti i link per arrivarci!
ed ora, solo Onde.
mercoledì 25 novembre 2015
Pillole di Educazione
Dal 16 novembre al 24 dicembre 2014 ho cercato di pubblicare ogni giorno un piccolo racconto di ciò che accade, le riflessioni e i pensieri che quotidianamente guidano il mio lavoro educativo. Una bella sfida perché spesso, tornando a casa dopo tante giornate piene zeppe di lavori in posti diversi, con tante persone differenti, non si ha il tempo materiale di mettersi a scrivere, o la lucidità necessaria per produrre qualcosa di leggibile dagli altri.
Sono nate così 16 pillole che ho condiviso sui miei profili Facebook e Google+ e che ora, a un anno di distanza, raccolgo sottoforma di librino. Io me ne stampo una copia, e la tengo li, tra i miei lavori.
Se ne volete stampare una copia anche voi, contattatemi che vi invio volentieri un comodo pdf. Se volete farlo vedere ai colleghi, amici e a chi pensate possa essere interessato, ve ne sarò grata! condivido questi pensieri e riflessioni in Rete nell’ottica di far circolare pensiero, riflessione e magari stimolare altre iniziative che promuovano la diffusione di cultura attorno all’educazione professionale su Internet.
E se vorrete commentare, dirmi cosa ne pensate, sapete dove trovarmi.
Buona lettura!
Ah! Ho pubblicato integralmente quello che ho scritto di getto. E’ possibile che incontriate errori ortografici e, soprattutto, imprecisioni nelle maiuscole all’inizio di ogni frase: lasciatemi questa licenza poetica! Merci!
>>guarda qui!<<
Sono nate così 16 pillole che ho condiviso sui miei profili Facebook e Google+ e che ora, a un anno di distanza, raccolgo sottoforma di librino. Io me ne stampo una copia, e la tengo li, tra i miei lavori.
Se ne volete stampare una copia anche voi, contattatemi che vi invio volentieri un comodo pdf. Se volete farlo vedere ai colleghi, amici e a chi pensate possa essere interessato, ve ne sarò grata! condivido questi pensieri e riflessioni in Rete nell’ottica di far circolare pensiero, riflessione e magari stimolare altre iniziative che promuovano la diffusione di cultura attorno all’educazione professionale su Internet.
E se vorrete commentare, dirmi cosa ne pensate, sapete dove trovarmi.
Buona lettura!
Ah! Ho pubblicato integralmente quello che ho scritto di getto. E’ possibile che incontriate errori ortografici e, soprattutto, imprecisioni nelle maiuscole all’inizio di ogni frase: lasciatemi questa licenza poetica! Merci!
>>guarda qui!<<
giovedì 24 settembre 2015
Assalti al Cielo e Ritirate Strategiche. Sguardi sul lavoro educativo
Riflessioni
sguardi
intrecci
pensieri
dove va il lavoro educativo oggi?
quali direzioni intraprende visto il contesto nel quale viviamo?
come si coniugano nella pratica i tagli ai servizi alla persona e i bisogni delle persone in questo periodo storico, qui, in Italia?
queste domande hanno guidato un gruppo di educatori, coordinatori e responsabili di organizzazioni che si occupano di educazione in un percorso di due anni. Coordinati dal prof. Tramma dell'Università degli Studi di Milano - Bicocca, facoltà di Scienze dell'educazione, si è pensato di poter allargare queste riflessioni ad altri colleghi, ad altre organizzazioni per poter avere una fotografia complessa, non banalizzata ne ritoccata ma realistica di quello che è la realtà dei servizi educativi attuali da portare ad un incontro con le istituzioni politiche che necessariamente si interfacciano con i servizi e che decidono del futuro dei servizi.
nasce così l'idea di un convegno di due giorni con interventi preparati e una buona parte di riflessione e di "lavoro" collettivo: quattro workshop su quattro tematiche.
il filo rosso, teso magistralmente dal prof. Tramma, è rinchiuso nel titolo:
e se guardate, in fondo, nel gruppo di progettazione, ci sono anch'io.
sguardi
intrecci
pensieri
dove va il lavoro educativo oggi?
quali direzioni intraprende visto il contesto nel quale viviamo?
come si coniugano nella pratica i tagli ai servizi alla persona e i bisogni delle persone in questo periodo storico, qui, in Italia?
queste domande hanno guidato un gruppo di educatori, coordinatori e responsabili di organizzazioni che si occupano di educazione in un percorso di due anni. Coordinati dal prof. Tramma dell'Università degli Studi di Milano - Bicocca, facoltà di Scienze dell'educazione, si è pensato di poter allargare queste riflessioni ad altri colleghi, ad altre organizzazioni per poter avere una fotografia complessa, non banalizzata ne ritoccata ma realistica di quello che è la realtà dei servizi educativi attuali da portare ad un incontro con le istituzioni politiche che necessariamente si interfacciano con i servizi e che decidono del futuro dei servizi.
nasce così l'idea di un convegno di due giorni con interventi preparati e una buona parte di riflessione e di "lavoro" collettivo: quattro workshop su quattro tematiche.
il filo rosso, teso magistralmente dal prof. Tramma, è rinchiuso nel titolo:
ASSALTI AL CIELO e RITIRATE STRATEGICHE. Sguardi sul lavoro educativo
il programma è online.
la partecipazione è gratuita ma è consigliata la prenotazione compilando il modulo di iscrizione che si trova sul sito.
e se guardate, in fondo, nel gruppo di progettazione, ci sono anch'io.
sabato 29 agosto 2015
Zone d'ombra e luce
Zone d'ombra e luce è il titolo dell'elaborazione e analisi di due ricerche su ragazzi e nuove tecnologie che ho realizzato per l'Università degli Studi di Bergamo, corso di laurea Scienze Pedagogiche a cui sono iscritta.
Le ricerche che ho analizzato sono:
- Giovani e nuovi media: dinamiche relazionali e pratiche di consumo digitali di Gabriele Qualizza, Alessandro Ventura e Claudio Sambri, Università degli Studi di Trieste
- I media digitali nella vita dei sedicenni delle scuole del Trentino: usi e competenze di Marco Gui, Marina Micheli e Chiara Tamanini, Iprase
Potete sfogliare e leggere il documento qui >> Zone d'ombra e luce
ps: Se vi interessasse utilizzarne delle parti vi chiedo la cortesia di essere preventivamente contattata e di aspettare una mia risposta. Grazie
giovedì 2 aprile 2015
BANANA: adolescente anomalo?
Film italiano sugli
adolescenti ma decisamente dedicato al mondo adulto, #Banana è il
soprannome di un ragazzino che nel gioco del calcio viene sempre
messo a fare il portiere dai compagni, perché la palla la tira
sempre fuori, ma che non rinuncia al sogno di ricercare la felicità,
che lì sul campo da gioco è riuscire a fare goal.
Banana, maglietta gialla
del Brasile, per questo sogno non si ferma davanti alle botte dei
compagni quando immancabilmente la palla da lui calciata finisce
oltre il muro e ritorna immancabilmente bucata.
Film costellato da
personaggi adolescenti che vestono panni di adulto molto comuni: il
violento, quello attaccato ai soldi e col mito della macchina, la
ragazza pluri-bocciata ma molto trendy e "gettonata" dai
maschietti, dai quali si lascia "consumare" e che non
capisce come sia possibile che Banana la voglia aiutare nello studio
senza volersela portare a letto.
Film costellato anche da
adulti grigi, rassegnati, senza sogni, con relazioni vuote, arcigni e
cinici.
In questo mondo Banana non
rinuncia al suo sogno, ovvero ricercare la felicità, come dichiara
nel tema di italiano, nonostante le botte e le fregature che gli
tornano indietro.
Banana dunque che adolescente è? Difficile dirlo, nel contesto della pellicola si può inquadrare, ad una prima lettura, come adolescente anomalo, impermeabile al grigio,
sicuramente un sognatore..ma più che sognatore..
..Quando all'ennesima nota
sul registro presa per aiutare Jessica nell'interrogazione, la
professoressa di Italiano gli chiede: "ma perché lo fai? perché
rischi così?",
Banana risponde di aver giurato che nel mondo non fanno tutti schifo.
Banana risponde di aver giurato che nel mondo non fanno tutti schifo.
Giuramento che più che
speranza è una promessa, una dichiarazione di impegno e di
responsabilità che scarta la logica costi-benefici/ "do ut
des", in cui tutti gli altri personaggi sono invischiati,
diventando inesorabilmente grigi e tristi.
Provando ad uscire da
questa logica, puramente economica e quantitativa, per approdare ad
una logica qualitativa, valoriale, etica, allora Banana non può che
rivelarsi quale è: un eroe che lotta per i propri sogni, che non si
piega ad una realtà grigia e che riesce, una goccia nel mare, a
strappare un sorriso e un cambiamento nella cinica professoressa, che ritrova interesse all'ascolto e all'incontro con l'altro.
Secondo questa logica
allora Banana non appare più anomalo, ma l'unico vero adolescente
del film: l'unico a credere in modo autentico nell'amicizia, nell'amore, nelle
promesse, nei sogni, nella relazione con le "persone speciali", mentre tutti gli altri sono adolescenti adultizzati troppo presto e,
di più, imbruttiti troppo presto. Come forse spesso accade.
Allora posso dire, con la
consapevolezza che oggi alcuni adolescenti sono grigi, che
riesco a vedere una adolescenza ancora capace di sognare e di portare
colore, anche se il colore in mezzo al grigio può risultare
anomalo.
Anomalo sì, ma rispetto a
logiche a cui non voglio a cui non intendo necessariamente aderire e spero e sogno..anzi prometto..di riuscire sempre
a valorizzare negli adolescenti che incontro quel po ' di Banana che
riconosco in loro.
Un altro mondo è possibile come dichiara il cartellone pubblicitario che fa da sfondo alle confidenze tra Banana e Jessica.martedì 17 marzo 2015
educazione: narrazione vs efficacia
perché scrivere di Educazione è un tema che ho già trattato qualche mese fa qui
Ora mi interessa soffermare l'attenzione su un altro aspetto:
che rapporto c'è tra narrazione ed efficacia delle pratiche educative?
Uno degli assiomi fondativi per l'educazione professionale è l'importanza della narrazione di ciò che accade.
Questo aspetto viene ritenuto importante perché quando si narra si assolve ad una duplice funzione: a quella autoformativa per chi scrive se ne affianca una formativa che permette, anche a chi legge, di poter comprendere, analizzare, sviscerare, rileggere, fare un lavoro di meta-pensiero attorno ai concetti e alle pratiche descritte.
Mi viene allora da pensare che la scrittura di ciò che accade dentro i servizi educativi ha una grandissima possibilità: il web sta ancora una volta mostrando che la narrazione è importante perché narrare permette a chi non era in scena di comprendere ciò che accade, permette di sentirsi parte, permette di riconoscersi nelle parole, nelle immagini che i racconti scaturiscono.
Affianco allo storytelling che tante aziende attuano perché è
L'arte del raccontare storie impiegata come strategia di comunicazione persuasiva - Andrea Fontana
l'educazione professionale può, anzi, deve mostrare uno scarto: non narro per persuaderti ma narro perché ciò serve a comprendere.
I servizi educativi fanno fatica ad assolvere a questa funzione.
Ma non è così veramente possibile raccontarsi restituendo alla comunità almeno l'idea di ciò per cui si è pagati con (per la stragrande maggioranza delle situazioni) soldi pubblici?
Se l'efficacia è definita come
la capacità di raggiungere un determinato obiettivo - diz. Albanesi
narrarsi permette di tracciare il percorso, di far vedere le complesse curve, le salite e le discese, della strada che si sta affrontando, a volte permette di mostrare paesaggi inediti.
Reportage fotografici fatti di immagini e parole degli operatori, degli utenti, dei partners che vogliono, giustamente capire.
Tutta questa narrazione può permettere di rendere evidenti e pubbliche le sfaccettature dell'educazione professionale spesso difficilmente mostrabili in diretta, mentre accadono.
L'efficacia dunque richiesta da parte dei committenti e della cittadinanza è secondo me la deriva che si è presa per cercare di capire quello che accade nei servizi e nei progetti educativi.
Forse è possibile, e maggiormente interessante, mostrare passo passo ciò che si fa, senza "denudarsi", ma permettendo a chi legge di comprendere meglio le azioni di cura, le strategie educative scelte intenzionalmente e il valore che ha quell'intervento.
A seguito di un massiccio uso intelligente della narrazione, forse la smetteranno di chiederci di essere più efficaci e ci chiederanno di raccontar loro delle storie che li rendano partecipi.
E noi di storie ne abbiamo da vendere.
graffito c/o Stazione Garibaldi - Milano
venerdì 23 gennaio 2015
Comunità e famiglie
Nella comunità Mulino di Suardi situata nella Lomellina, in provincia di Pavia, una bella cascina ristrutturata accoglie 20 ragazzi tra i 14 e i 20 anni; 16 di loro sono minori stranieri non accompagnati, 4 invece arrivano con una precedente penale alle spalle.
In questo servizio lavorano 11 operatori che oggi hanno partecipato alla formazione. Provenienti da percorsi formativi differenti, con storie professionali molto variegate, mi trovo a condurre una formazione di un gruppo attento, che ha bisogno di essere un po' scaldato, ma che poi non si risparmia nel contribuire a costruire, a raccontarsi nel percorso professionale per comprendere meglio che direzioni si sceglie ogni giorno di intraprendere.
"parafrasando Marquez, la nostra specie racconta per vivere, altrimenti non saremmo qui. Dunque tirar fuori (ex-ducere) un'esperienza da se stessa e trasformarla in una storia per tutti, è un compito evolutivo fondamentale tanto quanto riprodursi biologicamente" (I. Salomone, Il Segno dell'Altro)
Il tema di cui mi devo occupare è il rapporto tra comunità per minori e famiglie.
Parlare delle famiglie all'interno di comunità per minori sembra un paradosso: ciò che i ragazzi (o i bambini) lasciano fuori dalla porta è proprio una famiglia. E' una condizione di vincolo.
Costruire contesti familiari è, d'altro canto, necessario sia per l'età dei minori presenti nelle strutture, sia, un mandato istituzionale: è possibile costruire cura, in un contesto professionale, senza lavorare sulla familiarità del luogo, delle azioni messe in campo, delle relazioni tra educatore e utente?
Nel praticare educazione in una comunità, quali culture familiari si trasmette ai suoi utenti, spesso provenienti da paesi extracomunitari, a volte vicini e a volte distanti, geograficamente o culturalmente?
Come la comunità permette di lavorare sul rapporto minore e famiglia d'origine? quali pratiche mette in campo a sostegno?
Quale lavoro di decentramento e ri-centramento devono fare quotidianamente gli educatori per non sostituirsi ai padri e alle madri mancanti tenendo al centro il proprio mandato professionale?
Se il compito delle comunità per minori è quello di proteggere il minore e fargli sperimentare nuove possibilità di vita e di benessere, gli operatori del piano relazionale e familiare devono tenere conto, ogni giorno.
"per far si che il ragazzo diventi protagonista attivo del suo cambiamento, l'educatore deve proporsi come perturbatore strategicamente orientato che offrendo informazioni e provocazioni faccia leva sui processi autogenerativi di rinnovamento dello stesso ragazzo. Più che offrirgli giudizi compiuti sulle sue esperienze biografiche, l'educatore deve soffrire percorsi di interpretazione e soprattutto provocazioni a ripensare la realtà attuale, passata e futura alla luce di quelle nuove modalità di approccio al mondo acquisite durante la vicenda rieducativa" (P. Bertolini, L. Caronia; Ragazzi Difficili. pedagogia interpretativa e linee di intervento).
Questa è la traccia di lavoro che ho articolato nel primo incontro di formazione per gli operatori delle comunità per minori Mulino di Suardi con i quali abbiamo sviscerato il tema e messo a fuoco ciò che viene trattato nel loro contesto e quali pratiche sostengono i pensieri. Nella foto trovate i testi da cui ho preso spunto per alcune citazioni.
Nel prossimo appuntamento di febbraio andremo a ragionare attorno a sperimentazioni possibili, innovative, differenti da mettere in campo e alle fatiche che questo tema richiede agli operatori.
lunedì 5 gennaio 2015
Punto di svolta
Che poi tutto è partito da uno sguizzo, un'idea che mi ha attraversato la testa in una mattina di lavoro tranquillo e mi ci sono buttata. A capofitto.
Come se avessi visto un mare luccicante e, nonostante non fosse stagione, la voglia di un tuffo, di quelli dall'alto con qualche metro di vuoto tra terra e acqua (che tra l'altro non faccio più da anni, sigh!) è stata irresistibile. E mi sono buttata, senza pensarci troppo: ho scritto dal 17 novembre al 23 di dicembre 2014 un post (quasi) al giorno sul mio lavoro.
Li ho pubblicato sui miei profili di Facebook e Google+ accompagnati da foto scattate "sul campo": alla fine sono nate 18 pillole che parlano di educazione e piccole riflessioni pedagogiche.
Il risconto è stato positivo: molti mi piace ad ogni post, alcuni accompagnati da commenti ed interazioni decisamente stimolanti.
Mi sono presa questi giorni di vacanza per mettere a posto le idee, per fare il punto della situazione e per partire con il piede giusto: un piccolo esperimento di piano editoriale.
Metterò a posto questo blog, lo curerò nei contenuti e cercherò di mantenere il piano delle interazioni sui Social Network interessanti per voi.
Volete un'anteprima?
Scriverò di progettazione dei servizi educativi, di lavoro con i ragazzi, di sviluppo di gruppi genitoriali e del volontariato.
Vi sembra interessante?
martedì 16 settembre 2014
il tempo è vita
"il tempo è vita" leggerlo come pubblicità per l'accademia vattelappesca per il recupero degli anni scolastici, mi fa pensare.
anche ad altro.
anche a come tutto sia vita. anche le cose che non ci piacciono. perché il tempo, quello no, non lo possiamo cambiare.
imparare nuove direzioni. smettere di fare come il Bianconiglio. e stare sulle cose con la velocità giusta, con lo sguardo sereno di chi ha in mano cose importanti. come la propria vita. come il proprio tempo.
perché che il tempo sia vita è innegabile. e innegabile anche che come lo si sviluppa è frutto di una storia personale, di prassi arcaiche e rivisitate, di ormoni che girano nel nostro corpo, di geografie e culture in cui siamo immersi.
nell'ascoltare un discorso sulla meditazione thapas mi è rimasto impressa l'immagine dei giorni relativizzati al corso intero di una vita. che cos'è un giorno? che cos'è un'ora?
nulla.
eppure, anche quel momento è la nostra vita.
e quando, per lavoro, la nostra vita incrocia la vita di altri, la dimensione del tempo si fa ancora più importante e sottile: la cura, l'ascolto, la condivisione di azioni hanno bisogno di tempo.
di tempo per costruire le relazioni, di costruire i significati, di aprire nuove prospettive.
il lavoro educativo a volte non se lo chiede ma chi incontriamo ci pone sempre davanti la quesitone del tempo.
e come i servizi lo gestiscono, come le persone lo organizzano incide sul tempo altrui. e se il tempo è vita, incide sulle vite altrui.
per questo, spesso, l'urgenza è in azione e la riflessione, tanto cara a me (e non solo) rimane sullo sfondo.
lo scrivere, il prendersi questo tempo per formulare pensieri e tracciarli in modo comprensibile ad altri, a volte diventa talmente secondario da scomparire.
il lavoro di comunicazione sul web che ha regole e vincoli, possibilità e rischi, spesso non viene neanche visto.
ed io che pure ne riconosco il valore, fatico.
perché do la precedenza all'organizzazione di un pre e post scuola per tutti quei genitori di bambini dell'infanzia e delle elementari che ne hanno bisogno, di uno spazio compiti per i ragazzi delle scuole medie, di un evento che stiamo organizzando con l'attivissima partecipazione di un gruppo di giovani (e verrà una bomba, per dirlo come lo dicono loro ;-).
ma trovare 15 minuti ora per depositare questo pensiero è già un passo in avanti, che se no, neanche io me lo ricorderò tra qualche settimana. e nel perdere questo pensiero, perderei l'apprendimento che si, è così, ma non potrebbe essere diversamente?
anche ad altro.
anche a come tutto sia vita. anche le cose che non ci piacciono. perché il tempo, quello no, non lo possiamo cambiare.
imparare nuove direzioni. smettere di fare come il Bianconiglio. e stare sulle cose con la velocità giusta, con lo sguardo sereno di chi ha in mano cose importanti. come la propria vita. come il proprio tempo.
perché che il tempo sia vita è innegabile. e innegabile anche che come lo si sviluppa è frutto di una storia personale, di prassi arcaiche e rivisitate, di ormoni che girano nel nostro corpo, di geografie e culture in cui siamo immersi.
nell'ascoltare un discorso sulla meditazione thapas mi è rimasto impressa l'immagine dei giorni relativizzati al corso intero di una vita. che cos'è un giorno? che cos'è un'ora?
nulla.
eppure, anche quel momento è la nostra vita.
e quando, per lavoro, la nostra vita incrocia la vita di altri, la dimensione del tempo si fa ancora più importante e sottile: la cura, l'ascolto, la condivisione di azioni hanno bisogno di tempo.
di tempo per costruire le relazioni, di costruire i significati, di aprire nuove prospettive.
il lavoro educativo a volte non se lo chiede ma chi incontriamo ci pone sempre davanti la quesitone del tempo.
e come i servizi lo gestiscono, come le persone lo organizzano incide sul tempo altrui. e se il tempo è vita, incide sulle vite altrui.
per questo, spesso, l'urgenza è in azione e la riflessione, tanto cara a me (e non solo) rimane sullo sfondo.
lo scrivere, il prendersi questo tempo per formulare pensieri e tracciarli in modo comprensibile ad altri, a volte diventa talmente secondario da scomparire.
il lavoro di comunicazione sul web che ha regole e vincoli, possibilità e rischi, spesso non viene neanche visto.
ed io che pure ne riconosco il valore, fatico.
perché do la precedenza all'organizzazione di un pre e post scuola per tutti quei genitori di bambini dell'infanzia e delle elementari che ne hanno bisogno, di uno spazio compiti per i ragazzi delle scuole medie, di un evento che stiamo organizzando con l'attivissima partecipazione di un gruppo di giovani (e verrà una bomba, per dirlo come lo dicono loro ;-).
ma trovare 15 minuti ora per depositare questo pensiero è già un passo in avanti, che se no, neanche io me lo ricorderò tra qualche settimana. e nel perdere questo pensiero, perderei l'apprendimento che si, è così, ma non potrebbe essere diversamente?
giovedì 28 agosto 2014
#pensodunquebloggodue - 3 post
Arrivati alla conclusione di questa prima tranche di BloggingDay, i bloggers del gruppo Snodi Pedagogici scriveranno e pubblicheranno una serie di articoli, sui propri blog, inerenti ai blogging day già pubblicati:
Una sorta di conclusione su quanto è emerso fino ad oggi grazie ai vostri contributi, per rileggere assieme a voi i passaggi fondamentali, provando a dare delle risposte ma anche porre e porsi nuove domande, in vista dell'antologia che verrà pubblicata ad autunno e il cui ricavato andrà in beneficenza alla "Locanda dei Girasoli" di Roma.
Gli articoli verranno pubblicati sui diversi social con #Pensodunquebloggodue e raccolti sul sito di Snodi Pedagogici
#Pensodunquebloggodue - 3 post
Quest'estate ho preso alcune scatole di colori per mio figlio: un monito a colorare i pomeriggi e le giornate dell'autunno e dell'inverno che promettono di essere molto grigie, qui in pianura.
Scatole di colori più o meno sfumati e variegati, acquarelli e tempere, fogli colorati per i ritagli, cartoncini dai mille colori, pasta da modellare. Tre quaderni senza righe ne quadretti e tre tele non molto grandi su cui provare a sperimentarsi in quel gioco magico che è il lasciare traccia di sé attraverso il colore: raccontarsi tracciando segni.
Segni come quelli lasciati digitalmente dai tre ospiti di questo blog per i tre blogging day appena passati. Tre temi, tre autori, molte più tinte e colori a mostrare le sfumature possibili che l'educazione porta con sé, inevitabilmente.
C'è dell'oro e dell'argento nelle parole di Gloria Vanni; c'è del rosso, del porpora, dell'arancio in quelle di Emanuele Driol; ci sono gli estremi del bianco e del nero in quello di Federica Vergani.
Estremi, colori saturi e cangianti che si incontrano e si mischiano per dar vita a disegni che parlano di relazioni perchè
"Dopo ogni incontro, a me piace pensare di lasciare qualcosa che sia in grado di compensare, almeno in parte, quello che ho preso o mi è stato dato" Emanuele Driol - Amare l'Incontro.Lasciare il segno è dunque necessario. Lasciare traccia di ciò che è stato permette di rintracciarlo, riprenderlo, comprenderlo nuovamente per poterlo, anche volendo, ridisegnare: significa farne tesoro. solo così è possibile
credere che dal nero, accostando il bianco, si possano trovare delle sfumature altre, diverse, nuove riflessività che non si appiattiscano in semantiche non generative e accudenti dei bisogni educativi riconosciuti e da rispettare nell’altro.
Un invito dunque a lasciare che ciò che si pratica in campo educativo su pagine bianche o colorate, fisiche o digitali: il proprio segno, leggero a matita, deciso come un'acrilico, a seconda delle situazioni.
Perché tingere di colore sia un nuovo parlare di ciò che si insegna ed impara provando ad affrontare amore, bellezza e difficoltà come temi di un'educazione quotidiana che possa risaltare nel grigiore dell'inverno in pianura.
Perché a volte, l'impressione è che anche in educazione si faccia fatica ad emergere da uno stato quotidiano e dato per scontato come il cielo di Milano da novembre in poi. Trovarsi a tingere ed ad intingere il pennello, a scegliere un colore nell'astuccio, permette invece di ridare senso e respiro a ciò che tendiamo a dare per assodato e che siccome c'è, non merita d'essere visto e mostrato.
I Blogging Day hanno avuto anche questo come possibilità: quello di mostrare lungo 8 mesi, tinte diverse di un'educazione consapevole che si agisce valorizzando tutte le sfumature e i colori netti e definiti che, leggendo le parole di Salvatore Natoli pubblicate in un post da Animazione Sociale
"La dimensione etica, nella nostra pratica quotidiana, è avere dentro di sé l'istanza dell'altro, non sentirsi mai separati, assoluti, perché questo condurrebbe a un delirio di onnipotenza. Se io non interiorizzo l'altro in me, se non mi sento parte, inevitabilmente mi sento tutto, e quindi, anche senza volerlo, divento distruttivo. La relazione di alterità è la dimensione fondamentale dell'etica. E allora la domanda etica è: qual è la giusta relazione con l'altro?"
mi fa pensare che i colori possono rappresentare la dimensione che aiuta quel definire la giusta relazione con l'altro in modo meno etichettato ma più "libero": libero di sfumarsi, di essere saturo, di essere un colore primario o uno secondario o terziario, di essere un colore originale nato da quell'incontro, da quella relazione intenzionale che permette (o può permettere) ai soggetti in questione di crescere.
I Blog Partecipanti:
La Bottega della Pedagogista di Vania Rigoni
Ponti e Derive di Monica Cristina Massola
Nessi Pedagogici di Manuela Fedeli
E di Educazione di Anna Gatti assieme a un guest post di Alessia Zucchelli, collaboratrice del blog
Bivio Pedagogico di Christian Sarno
Trafantasiapensieroazione di Monica D'Alessandro Pozzi
Labirinti Pedagogici di Alessandro Curti
In Dialogo di Elisa Benzi
Il Piccolo Doge di Sylvia Baldessari
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